Dio, non di solo lavoro vive l’uomo

16 ottobre 2012 § 5 commenti

Che poi lo so in fondo come funziona, il segreto per essere zen, l’efficacia del tutto scorre e che il sasso è in me.
Ma c’è sempre il momento in cui ti frega, il rubinetto lasciato aperto, il logorio subliminale che ti cerca, l’ego a gran voce che acclama il proprio nome.
E poi subito dopo arriva sempre il momento del “chi me l’ha fatto fare”.
Ora invece è da impazzirci.
Potrei aprire quel benedetto vaso di Pandora e nel giro di un attimo comprendere che effettivamente non c’avevo capito niente, che il vaso di Pandora già era aperto, che forse si era aperto da solo e che il valore zen al momento risulta non pervenuto.

Chi ha aperto il vaso di Pandora? È poi aperto? È chiuso? Semichiuso?

All’inizio, lo ammetto, era semplice, poi si è incasinato il mondo. In un batter di ciglia (che era poi una farfalla) tutto si è incasinato: una mole di lavoro da fare, task di attività infinite susseguite da task di attività infinite. E alla fine ti fermi, ci ragioni un po’ su, ripensi al “bello il tempo per sé, il silenzio di essere qui china….” quello di prima insomma, e lo capisci che il punto è sempre lo stesso: voglio tempo, mi serve tempo, chiamatelo.

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