Frequenza AM

30 gennaio 2012 § 3 commenti

[…] Mi sembra che, se ho capito correttamente quello che dicono persone come Stephen Hawking… allora significa che viviamo in un universo che ha almeno quattro dimensioni. Parlavo da poco con un teorico delle stringhe e lui riteneva che le dimensioni fossero, probabilmente, undici.

È piuttosto divertente perché ho intervistato Brian Greene di recente. E ha detto che le dimensioni sono tutte attorcigliate tra loro, come un filo in un tappeto.
AM: Dimensioni piccolissime e collassate che sono nascoste dentro quelle a noi familiari. Credo che ce ne siano almeno quattro e se questo è corretto, la quarta dimensione non è un qualche piano mistico. È una dimensione, esattamente come le altre. È una dimensione fisica e materiale.
Quando Einstein parla del fatto che lo spazio-tempo ha una curvatura, allora dal momento che lo spazio-tempo include le tre dimensioni a noi familiari, questo implica che deve curvarsi attraverso la quarta dimensione, e questo suggerisce che la quarta dimensione, da come capisco, non è il tempo. Ma è la nostra percezione del passare del tempo. L’universo è un solido quadridimensionale nel quale nulla si sta muovendo e nulla sta cambiando.
La sola cosa che si muove attraverso quel solido, lungo l’asse temporale, è la nostra coscienza. Il passato è ancora lì, il futuro è sempre stato lì e, in questo gigantesco solido, ogni momento che è esistito – o che esisterà – esiste, in modo contiguo, nello stesso momento.
In questo gigantesco iper-momento dello spazio-tempo, che include tutti gli istanti che costituiscono la vita di ciascuna persona, mi sembra che nulla stia andando da qualche parte. Pensa a un normale viaggio attraverso le tre dimensioni: percorri in macchina una strada, ad esempio. Ora quelle case dietro di te stanno sparendo, non puoi più vederle. Ma non dubiti che invertendo la direzione di marcia quelle case saranno ancora lì.
Il fatto è che la nostra coscienza si muove solo in una direzione attraverso il tempo. Non possiamo tornare indietro. Ma credo che quello che i fisici ci dicono è che quei momenti sono ancora lì e credo che quando arriveremo alla fine della nostra vita, ai 70 o 80 anni della nostra vita, si tratta solo di una dimensione fisica… è quanto a “lungo” siamo stati nel tempo e quando la nostra coscienza arriva alla fine della nostra vita, non ha altro posto dove andare se non tornare all’inizio.
Così rivivremo la nostra vita ancora e ancora e ancora, all’infinito, e ogni volta penseremo esattamente le stesse cose, diremo esattamente le stesse cose, faremo esattamente le stesse cose che abbiamo fatto e detto la prima volta. È persino privo di significato parlare di una “prima” volta.
Ho creduto d’aver avuto io quest’idea perché… sono un genio. Ma risulta che i Pitagorici avessero una sorta di loro versione: l’ “eterno ritorno”. Basavano la loro idea sul fatto che quando questo universo finisce, poiché il tempo è infinito, allora devono esserci degli altri universi e, dal momento che quegli universi sono finiti, ci deve essere alla fine un altro universo esattamente come il nostro, cosa che non credo sia scientificamente plausibile.
Mentre quest’idea della “dimensionalità” della nostra esistenza si regge in piedi. Non riesco a vedere un altro modo che non implichi violare completamente uno dei fondamentali pilastri della fisica moderna e, mentre lavoravo a Jerusalem, mi sono imbattuto in una splendida citazione di Albert Einstein che riassume perfettamente quello che stavo cercando di dire ma in modo molto eloquente e con molte meno parole del mio tre quarti di milione. Sembra che stesse consolando la vedova di un collega fisico – questo avveniva appena qualche mese prima della morte dello stesso Einstein – e lui le disse: “Per un fisico come me, la morte non è una cosa così rilevante”, ma sto parafrasando. Disse: “La morte non è una cosa così rilevante perché capisco la persistente illusione della transitorietà.”
Penso che la “persistente illusione della transitorietà” dica tutto. La persistente illusione che le cose passino. Le persone, gli eventi, i luoghi… io non credo che passino. Penso che, in un certo senso, ogni momento sia eterno. Non sto cercando di fondare una religione e noterai che tutto questo discorso non richiede la presenza di un Dio.
Non si tratta di un aldilà, è solo la nostra vita. Trovo sia una interessante e laica idea di “continuità” che credo sia scientificamente credibile. E indipendentemente dal fatto che sia vera o meno, non sarebbe un brutto modo di vivere.

Devo dire che l’idea che più mi attira è quella di un “multiverso” infinito in cui qualsiasi cosa può accadere. Ogni possibile azione che si possa fare.
AM: La trovo un’idea orribile perché non implica forse che qualsiasi cosa tu faccia, c’è un “altro te” che l’ha fatta meglio?

Certo, ma c’è un “altro me” che l’ha fatta peggio.
AM: È vero, così alla fine dei conti, è una specie di relativizzazione della morale o si sminuisce l’esistenza. Ricordo d’aver letto una storia di Larry Niven, uno scrittore che non mi piace affatto, che parla di un investigatore privato che sta indagando su una serie di suicidi e alla fine li collega ad un articolo sulla stampa che afferma l’esistenza effettiva di universi paralleli, l’esistenza di un numero infinito di mondi alternativi in cui esiste un numero infinito di versioni di te stesso. E l’investigatore pensa a questa notizia e ipotizza possa essere la causa dei suicidi.
C’è un po’ di disperazione esistenziale all’idea che per quanto bene tu possa agire, c’è un milione di altri te stesso che sta soffrendo in circostanze orribili e un miliardo di altri te stesso che hanno fatto molto meglio. L’investigatore sta riflettendo su questo, prende la pistola dalla sua scrivania e se la punta alla tempia e rimane lì fermo per un secondo e poi pensa: “no, no, nessuno si uccide per un oscuro ragionamento filosofico.”
E rimette la pistola di nuovo nel cassetto. E preme il grilletto e la pistola non fa fuoco. E preme il grilletto e il proiettile rimbalza sul soffitto. E preme il grilletto e si fa esplodere la testa… Alla fine della storia c’è tutta questa serie di diversi finali, che accadono in questo o in quell’altro mondo parallelo.
Ci sono molte persone che trovano l’idea di rivivere in eterno la propria vita una cosa terrificante; altri trovano la cosa molto confortante. Altri ancora ne sono spaventati.

Non mi importerebbe fintanto che non ne fossi consapevole.
AM: Questa è la cosa bella di un’idea simile. Un altro aspetto di questo “credo” è che non ci sarebbe alcun libero arbitrio. Un argomento che, ho notato, è emerso spesso di recente su The New Scientist. L’idea che viviamo in un universo deterministico.
C’è una scena nel mio libro in cui una di queste figure di angeli simbolici, un po’ giocatori da biliardo proletari, sta parlando con una persona che gli chiede… non possiamo chiamarli “angeli”, perché non sono angeli come quelli nelle cartoline natalizie, sono un po’ più “concreti”… comunque l’umano sta parlando con uno di questi “operai celesti” e gli chiede: “Senti, ma noi, tutti noi, abbiamo mai avuto davvero il libero arbitrio?” E l’angelo scuote la testa e risponde: “No… Ti è mancato?” Poi entrambi iniziano a ridere.
Per quello che posso capire, non è importante che abbiamo il libero arbitrio fintanto che abbiamo l’illusione che ci sia un libero arbitrio, in modo tale, da non uscire fuori di testa. Abbiamo l’illusione che ci sia il libero arbitrio. Ci sembra che ogni momento che viviamo accada per la prima volta, che avremmo potuto fare qualsiasi cosa, che avremmo potuto dire qualsiasi cosa, ma questo non sembra essere la direzione in cui sta andando la scienza.
Il mio scienziato preferito – principalmente perché ha un nome davvero incredibile – si chiama Gerard’t Hooft. Sta lavorando a una teoria che non può essere testata perché non abbiamo dei microscopi ad effetto tunnel in grado di farlo, ma quello che propone è che ci sia un livello ancora più fondamentale di quello quantico, in cui tutte le caratteristiche di indeterminazione della meccanica quantistica, che sono così strane e peculiari, verrebbero risolte come se non ci fossero mai state, riuscendo così a conciliare perfettamente il modello classico con quello quantistico. L’unico problema è che, stante questa teoria, senza indeterminazione quantistica non ci sarebbe alcun libero arbitrio.
Così sembra che ci siano diverse forze che vanno in quella direzione e stanno dibattendo sul fatto che se scoprissimo che non c’è il libero arbitrio, la conseguenza non sarebbe che potremmo darci alla violenza sfrenata? Il fatto è che la maggior parte delle persone sarebbe “predeterminata” a non credere [che siamo privi di libero arbitrio].

Copiaincollato da qui!

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§ 3 risposte a Frequenza AM

  • lightingcloud ha detto:

    chi è? *w* bellissima intervista, ci ho trovato un sacco di spunti interessanti. anche se non sono d’accordo sul fatto che la visione pitagorica (e nietzsche-iana?) non sia scientificamente plausibile, anzi è sicuramente tutto il contrario :°D poi dall’essere vera ce ne passa, ma è un altro discorso…

    • Luce Erzherzog ha detto:

      Ghghgh! Grazie infinite per il commento Lightingc! mi ero dimenticata di aggiungere il link alla fine! ora puoi scoprire chi è AM 😛
      (mio personale consiglio è quello di leggerti tutta la mega intervista!)
      Per quanto riguarda il mio parere, mi piace non pormi limiti, addotto una per una le varie forme e stanzio maggiormente in quelle più comode, in fondo plausibile e veritiero sono solo parole, anch’esse relative! X-P

  • […] Mio Zio Alan è una persona mirabile, appasionata e fondametale, non solo per me. C’è già un po’ di zio qui e qui. […]

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