9 gennaio 2010 § Lascia un commento

Grazie Maestro!

"Lo Svedese

Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso. E quando capita una cosa simile la felicità non è più spontanea. È artificiale e, anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia. L’uomo bello e buono col suo modo indulgente di affrontare il conflitto e la contraddizione, l’ex atleta sicuro di sé ragionevole e pieno di risorse in ogni lotta con un avversario leale, si trova a doversi misurare con un avversario che leale non è – il male inestirpabile delle relazioni umane – ed è spacciato. L’uomo la cui naturale nobiltà consiste nell’essere esattamente ciò che sembrava ha dovuto patire troppe sofferenze per poter ritrovare l’ingenua integrità. Mai più lo Svedese sarà contento alla vecchia maniera fiduciosa malgrado per amore della seconda moglie e dei loro tre ragazzi (per amore della loro ingenua integrità), continui crudelmente a fingere di esserlo. Stoicamente soffoca l’orrore. Impara a vivere dietro una maschera. Una prova di resistenza durata tutta la vita. Una prestazione eccezionale realizzata su un campo in rovina. Levov lo Svedese ha una doppia vita."

 

 

Philip Roth, Pastorale americana
                  


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