Tre atti

25 ottobre 2007 § 3 commenti

#1. Habitual vision-
Ululati di solitudine riecheggiano nei canali, vuoto e fobia si accavallano intervallandosi a visioni passate e profumi acerbi e speziati.
Sento sensazioni unirsi e munirsi di lance affilate, entrano in me, tutto dentro, e non ha luogo, né spazio, non c’è logica in questa entropia. Ciò che è fuori è anche dentro, influenza e plagia, ferisce e colpisce, inganna ed intanto… intanto.

Marionettista apprendista e matematico praticante, l’esperienza vacilla sulle vostre mani, titubanti e raziocinanti, non sempre è la via migliore quella più irradiata e nella vostra arte superiore d’un tratto vedrete che anche in voi c’è ipocrisia.
Benevoli frustati dal sapere che portate dentro, convogliato in un un golgotha di miseria e redenzione, di pazzia e di affanno, restituite il male al dormire, chiudete gli occhi ed impazzite, non esite più sonno pacifico, ma incubi e visioni nere.

#2. Metaform-
Accelerazione e soprassalto. Mi sveglio dalla grande notte della grande sbornia sentendo ancora “hair pie bake” e “moonlight on vermont” riecheggiare tra le frequenze del cervello; stridore di denti. Noto di avere il corpo per metà scoperto dalle lenzola, ma ancora vestito. L’impeto del risvegio dopo i prime 10 secondi di vuoto bianco mi ricorda l’appuntamento, la visione, la reazione.

Quando mi alzo dal letto il mio tacco con un angolazione perfetta infrange lo specchio decorato a mano, la luce si frantuma insieme ad esso e dal lato estremo della stanza, nel buio, sopraggiunge un <<jella, almeno per 7 anni>>, nessuno di familiare.
Sul braccio ho ancora montato l’innesto, il cavo celebrale irritato pizzica ogni neurone, nei cavi ancora liquido livido: tutto si move e prende vita: mi divora e mi spezza il bimbo-germe che porto nel mio braccio e ormai troppo tardi neanche il tempo per supplcare.
Fuggite voi che potete.

#3. Seraphiel-
Grida come un pazzo o un angelo tra poco maledetto. Ha il suo trono dorato, scettri e spade, cavalli e cavalieri. Infiamma ogni zona, inietta sangue e vermiglio.
Pillole di saggezza, speranza e guerra: insegna di vie superiori, posizioni regolari, volontà, rispetto, passione ed amore.
Regna sul dominio, Seraphiel!
In questa virtualità potrei iscrivermi tra le tue armate, un comandante da seguire o un vessillo in cui credere potrebbero entusiasmare l’animo più spento, una conseguenzialità scontata, l’abitudine più mesta.

Ma la volontà vacilla, Dear Seraphiel, dall’alto del tuo reame vedi con i tuoi occhi sferici ciò che noi percepiamo piatto; non ci porta onore ma da bravi rabdomanti impazziti continuiamo a scavare il nostro pozzo privo d’acqua e a seguitare per la via opposta senza senno o logica, perchè l’unica motivazione possibile che si può addurre è quella più mortale e incondivisibile, peccatrice e blasfema.

Non c’è spazio per me tra le tue schiere, sarei strega ammutinata, un altro vigliacco da inseguire e torturare, sarei perdita di tempo, pedina taroccata e non vincente. Volate e regnate senza di me, mi troverete tra i borghi più puzzolenti del vostro regno, dentro le grotte più buie e scoscese, peccato che nel vostro regno non esistano borghi puzzolenti e grotte buie.
Addio Seraphiel.

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